lunedì 10 aprile 2017

Teatro in inglese

Lunedì 20 marzo gli studenti delle terze e delle seconde della secondaria di primo grado dell'Istituto comprensivo F.M.Beltrami hanno assistito ad una recita in inglese di tre attori madrelingua, che li hanno coinvolti in modo divertente e molto piacevole.
Per le terze lo spettacolo era The treasure's Island con i pirati che raccontavano, cantavano e combattevano. E che, of course!, hanno giocato con i ragazzi






Lo spettacolo per le seconde era Ghostbusters con  i mostri, i fantasmi e gli acchiappafantasmi, in una New York immaginata molto divertente



 
Un'ora piacevole per capire l'inglese in modo non tradizionale. Un'esperienza collaudata negli anni che piace sempre agli studenti ed alle insegnanti

domenica 5 febbraio 2017

Il DEA di Verbania

Martedì pomeriggio mia mamma, 92 anni e 10 mesi, è caduta in camera ed ha picchiato la testa contro un mobile, bello solido e resistente, uno di quei mobili anni 50 che non li fanno più. Purtroppo si è fatta male e abbiamo dovuto chiamare il 118 d'urgenza e poi portarla al DEA dell'ospedale di Verbania.
Un viaggio  abbastanza veloce con l'ambulanza lungo un tragitto trafficato ma con una strada dall'asfalto sconnesso che non ha certo reso piacevole il viaggiare su una barella una persona anziana con problemi alla schiena ed una ferita sopra un occhio, che continuava a sanguinare copiosamente per giunta.
E poi il reparto  emergenze, piccolo e strapieno di persone in attesa. 
Mia mamma è passata subito, le hanno suturato le lacerazioni e le hanno fatto una tac. Risalita è rimasta pochissimo tempo su una barella in corridoio ed è stata quindi sistemata nella stanza medica 2 insieme con altre due pazienti. 
Lei vi è rimasta fino al pomeriggio successivo quando è poi stata spostata all'astanteria, dove è rimasta ancora un altro giorno e mezzo,
Ma in quei tre giorni in cui sono stata con lei ad assisterla io ho visto passare una marea incredibile di persone bisognose di cure ed alcuni di loro sono stati ore ed ore in corridoio per mancanza di posto nelle poche stanze a disposizione o di medici impegnati altrove per emergenze ancora più gravi delle loro. 
L'aver chiuso il pronto soccorso dell'ospedale di Omegna ha sicuramente peggiorato la situazione ma anche l'immobilismo dei politici oltre che della sanità pubblica regionale non ha certo contribuito a risolvere il problema.
Si continua a parlare del nuovo ospedale unico che dovrebbe essere fatto ad Ornavasso, ma quando si farà ? 
Sono trent'anni che si parla di ospedale unico per il VCO e siamo ancora qui ad assistere  all'affollamento di un reparto di pronto soccorso che accoglie l'utenza di tutto un vasto territorio tra i laghi e le montagne.
Non so come facciano il personale medico ed infermieristico a reggere una situazione simile, così caotica e snervante, con momenti di super affollamento incredibili. 
Io spero di non doverci tornare e che tutto vada per il meglio per mia mamma ma mi auguro che la burocrazia e l'immobilismo di chi ci governa in Regione e in loco abbiano fine in tempi brevi
Presto dovremo anche tornare a votare ad Omegna un nuovo sindaco. Visto i risultati a dir poco negativi di questa giunta con un sindaco donna incapace di ascoltare i suoi concittadini e di fare il meglio per noi tutti, ben venga il ritorno di un sindaco uomo.
Ma uno in gamba. 
Io non andrò questa volta a votare alle primarie del PD, non mi piacciono per nulla i due candidati,  e se non riterrò interessante qualche candidato di altro partito non penso proprio che sprecherò il mio tempo per andare a votare...

Rifugiato ad Omegna

«Talvolta quando chiudo gli occhi penso a Buner, la cittadina pakistana in cui sono nato e da cui sono scappato un anno fa per sfuggire alla minaccia talebana, dopo che erano venuti a cercarmi a casa durante un rastrellamento». Karimullah Karimullah, 40 anni, una laurea con lode in biologia e zoologia e un dottorato di ricerca sull’interazione tra uomini e primati, racconta così l’inizio del suo viaggio che lo ha portato a Omegna, dove è ospite del centro di prima accoglienza per richiedenti asilo «Vittoria». 
«Quel giorno, il 21 gennaio del 2016, gli amici mi hanno avvisato che i talebani erano venuti a cercarmi a casa, io fortunatamente non ero lì e non ci sono più tornato, sono fuggito. Non potevo più sopportare la minaccia della violenza, dopo aver visto morire alcuni amici, studenti e professori universitari sotto il fuoco talebano». 
In quel giorno di gennaio di un anno fa inizia così il lunghissimo viaggio di quasi sei mesi, che attraverso Iran, Turchia, Grecia , Macedonia, Slovenia e Austria porta il 12 giugno dell’anno scorso in Italia Karimullah. «Ho fatto lunghissimi e faticosi pezzi a piedi - ricorda lo studioso pakistano -, non dimenticherò mai il viaggio sull’imbarcazione di fortuna tra Turchia e Grecia con la barca che andava su e giù tra le onde di un mare reso nero dalla notte. Così come l’attraversamento a piedi, sempre di notte, del confine tra Pakistan e Iran». Un viaggio di sei mesi, che non ha tolto a Karimullah la passione per la scienza e la ricerca: grazie ad alcuni amici è entrato nei mesi scorsi in contatto con l’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr di Verbania. E così se altri profughi sono diventati imprenditori, lui ha continuato a fare quello che ama: ricercare. 
Oggi collaboro come volontario - ricorda -. Il 6 dicembre ho potuto presentare il mio lavoro sulla struttura della popolazione e sul comportamento dei primati nella parte Nord della Malesia peninsulare».  
«Sono grato per l’opportunità che mi è stata offerta» prosegue lo studioso pakistano, che ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche. Karimullah ha un forte legame con la Malesia, dove ha ottenuto all’università di Sepang la laurea e il dottorato di ricerca. Ma oltre a lavorare come volontario all’Ise di Verbania, Karimullah cerca di aiutare tenendo corsi di inglese a chi vive con lui nella struttura ricavata nell’ex hotel Vittoria e gestita dalla cooperativa Azzurra. «Ho sempre trovato gentilezza sia da parte di chi gestisce il centro, sia dalla gente di Omegna».  
Il sogno per il futuro: «Poter trovare un lavoro e potermi guadagnare quanto serve per vivere - conclude Karimullah - e riuscire ad aiutare mia madre in Pakistan». Il primo passo verso una vita normale è intanto avvenuto l’altro giorno: al commissariato di Omegna gli è stato consegnato il documento che conferma l’accettazione dello status di rifugiato. Con quel pezzo di carta Karimullah potrà chiedere un permesso di soggiorno, che gli permetterà di lavorare.  da La Stampa VCO
Spesso ci lamentiamo, io per prima, quando veniamo avvicinati, davanti al supermercato o ai negozi del centro, dai giovani di colore che chiedono soldi. Non tutti sono arrivati qui da zone pericolose o di guerra e si sono limitati a fare la questua. Questo giovane uomo pakistano ha continuato a fare il ricercatore e lo scienziato ed ha dimostrato di volere tenacemente la propria indipendenza e la propria autonomia di uomo colto ed intelligente. Come lui ce ne saranno anche altri che porteranno anche qui da noi il loro contributo in idee e progetti utili per la nostra società


Giuseppe Moroni

" E’ morto sabato mattina all’età di 80 anni Giuseppe «Popi» Moroni, ex presidente della Lagostina e una delle figure più significative del mondo economico italiano.  Era ricoverato da tempo a Omegna alla casa dell’anziano «Massimo Lagostina», una struttura per la quale la sua famiglia e lui personalmente si erano sempre spesi. Alcuni mesi fa era stato vittima di un incidente domestico dal quale, malgrado le cure e i ricoveri in ospedale, non si è più ripreso. Entrato giovanissimo in fabbrica accanto allo zio Massimo, aveva percorso tutti i gradini della carriera aziendale sino a diventare presidente.  
Notevole il suo impegno nel sociale: era stato presidente dell’Unione industriale del Vco, della Camera di commercio e dell’associazione nazionale ed europea dei produttori di casalinghi. Aveva fondato e presieduto sino alla scorsa estate, per ben 44 anni, l’associazione Centri del Vco che si occupa di bambini diversamente abili. Il funerale si terrà lunedì alle 15,30 a Pettenasco nella chiesa parrocchiale dove domenica alle 18,15 sarà recitato il rosario.  " da LaStampa VCO
Ho conosciuto il signor Moroni tantissimi anni fa come genitore, a scuola. Ed era allora uno dei padroni della ditta di pentole conosciuta in tutto il mondo, dove ha lavorato per una ventina di anni anche mio papà. La sua associazione ha aiutato tantissimi bimbi ed è stata tanto utile a tutti noi che viviamo in questa parte del Piemonte troppo spesso dimenticato da chi è a Torino sia nella sanità sia nella scuola
Le mie condoglianze a Luisa ed alla famiglia Moroni.

sabato 4 giugno 2016

veneto banca, la fregatura !!!

da La StampaVCO :
"Non ha risparmiato nessuno, ne hanno fatto le spese tutti: dalla casalinga al pensionato, dall’artigiano all’industriale, dall’avvocato al medico. Un signore di Stresa ha perso 2 milioni di euro, una società di Baveno 500 mila euro, un professionista verbanese altri 700 mila e poi è tutto un triste elenco di qualche migliaia di euro, più spesso decine, che per le famiglie normali vogliono dire davvero i risparmi di una vita.  
Alla faccia dei profili di rischio, della consapevolezza dell’investimento e di tutto quello che porta con sé la direttiva europea Mifid.
 I soci «bidonati» nella provincia del Verbano Cusio Ossola, dove la Banca popolare di Intra (inglobata nell’istituto di Montebelluna) era la «banca di casa», sono 6.620 su 160 mila abitanti. Con la decisione di lunedì del nuovo cda di Veneto Banca di fissare la forchetta di prezzo, in vista della quotazione in Borsa, tra dieci e cinquanta centesimi tutti hanno avuto conferma di aver buttato al vento i loro soldi. La notizia non ha colto di sorpresa: rabbia, frustrazione, preoccupazione accompagnavano almeno da dicembre, quando il valore era crollato. 
«Io come altri tre anni fa sono stato contattato da funzionari della banca che mi invitavano ad acquistare azioni in associazione a obbligazioni, con un tasso favorevole del 3,5-4%; le obbligazioni le ho poi cedute, mi sono rimaste azioni per un valore di 40 mila che ho perso. 
La gente davvero non si aspettava che venisse infranto un rapporto di fiducia» dice Marco Preioni, avvocato ed ex senatore ossolano. Lui per tentare la strada della rivendicazione delle proprie ragioni ha aderito all’associazione «Piccoli azionisti di Veneto Banca», che punta a far partire azioni di responsabilità. «Visto quanto è precipitato il valore, una falla nel sistema di controllo deve esserci stato».  Già presidente dell’Unione consumatori ossolana, Militello la sua causa la segue da sé. «Anch’io rientro in quelli che hanno preso la fregatura: qualche migliaio di euro investiti in obbligazioni vendute come remunerative e poi, con una clausola prevista con l’emissione, senza consenso dei risparmiatori trasformate in azioni interne. Io sto analizzando i bilanci della banca per trovare il punto debole su cui fondare un’azione penale. A chi mi chiede cosa fare, consiglio di rivolgersi a un legale. Veneto Banca pare propensa ad accettare mediazioni per evitare le penali che determinerebbe il giudice» aggiunge Militello. Per Angelo Sacco, professionista cusiano, in gioco ci sono 50 mila euro di «tesoretto» lasciato dai genitori per i momenti difficili. «E io mi sono trovata a dover comprare azioni per 12 mila euro quando ho chiesto il mutuo per lo studio» commenta l’avvocato Loredana Brizio, che nell’elenco è insieme a parecchi colleghi.  "
Sono tornata a rileggere la mail con la lettera ai soci inviataci ad aprile.Tante belle parole che sono finite come abbiamo visto nei giorni scorsi
Ieri ho parlato con due bidonati come me e tanti altri Uno ha tolto i soldi dal conto corrente, l'altro si è rassegnato e aspetta, tanto ha già perso così tanto che....
Che fare ?  Io vorrei sapere come si fa a contattare l'associazione Piccoli azionisti di Veneto Banca e non pensare al peggio Per esempio ai soldi che sono sul bancomat e che potrebbero sparire pure quelli, come hanno già pensato altri prima di me !!!!

domenica 14 febbraio 2016

L'omino coi baffi

VINCENZO AMATO
OMEGNA  da La Stampa VCO
Estroso, intelligente, spiritoso e creativo. Renato Bialetti era un genio. Fino alla sua morte, si divideva tra la casa ad Ascona e la splendida villa a Pallanza. Sino a pochi anni fa era normale vederlo al volante della sua Bentley approdare al Gigi bar a Stresa per l’aperitivo con gli amici. Del «signor Renato» come lo chiamavano i dipendenti un tempo, o «signor Bialetti» come era noto tra la gente, resta il ricordo di un imprenditore che ha trasformato una piccola azienda in uno dei simboli dell’Italia nel mondo. La Bialetti era arrivata ad avere 400 dipendenti producendo milioni di caffettiere. 

Partito da zero si era imposto sino a far diventare il suo nome e quella del suo prodotto, la Moka, sinonimo di caffettiera. «E’ difficile parlare e ricordare Renato - racconta Giuseppe Moroni, della Lagostina - era una figura straordinaria come uomo e imprenditore. Aveva saputo trasformare una piccola invenzione in un prodotto di largo consumo. Era partito da un piccolo laboratorio in cui si fondeva l’alluminio e in poco tempo aveva realizzato una delle fabbriche più moderne che esistevano in Italia. Quasi completamente automatizzata». L’altra sua grande intuizione fu quella di credere nella pubblicità e in un mezzo che nel dopoguerra pochi conoscevano: la televisione. L’«omino coi baffi» era la sua caricatura.  
Con Giuseppe Moroni ci fu anche un rapporto di grande reciproca amicizia: «Era orgoglioso della sua origine e estrazione sociale. Ripeteva con orgoglio “sono nato a Montebuglio” anche se molti non sapevano nemmeno dove fosse (oggi è frazione di Casale Corte Cerro, ndr). Poi aveva la passione per le auto. Ricordo che quando decise di comprare una Rolls Royce mi invitò al bar e insieme sfogliammo riviste specializzate per scegliere il modello». Imprenditore intelligente lo ricorda anche Franco Tettamanti, ex segretario della Fiom e oggi studioso della storia industriale del Vco. «Personalmente non ho mai trattato con lui, ma i “vecchi” del sindacato me lo hanno sempre descritto come uno degli ultimi industriali con i quali si parlava guardandosi negli occhi. Teneva agli operai perché era stato operaio lui stesso. Chiedeva, ma sapeva dare. Ai dipendenti come al territorio. Aveva un vero e proprio culto per i lavoro, che per lui era un valore». 

Martedì a Montebuglio ci sarà il funerale di Renato Bialetti Era nato nel 1922 ed era coscritto di mio papà Io me lo ricordo quando passava per Crusinallo con una delle sue Rolls e ne sentivo parlare da mio papà che andava alle cene dei coscritti Un pezzo di storia importante per la nostra città se ne va con lui

Ubriachezze notturne

da La Stampa VCO
Erano le 4 di stanotte quando due ragazzi sono entrati nella rimessa degli autobus di linea di Vco Trasporti a Omegna, in frazione Crusinallo. Lì sono saliti su un pullman e si sono dati alla fuga. Tra una sbandata e l’altra, la loro «bravata» però è durata poco, visto che dopo neanche un chilometro sono rimasti bloccati in una strettoia in via San Fermo. A quel punto prima hanno distrutto una delle portiere dell’autobus, poi hanno provato ad andare avanti ancora venti metri, sfasciando due auto che erano posteggiate. Non riuscendo più a muoversi, hanno abbandonato il mezzo che avevano rubato e si sono dati alla fuga.  Un caos nella quiete notturna che subito ha messo in allerta gli abitanti della frazione di Omegna, che hanno chiamato le forze dell’ordine. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Verbania. Dopo circa mezz’ora hanno trovato uno dei due ragazzi - ancora nelle vie a poca distanza dal bus abbandonato - in evidente stato di ebbrezza. Secondo i militari sarebbe stato lui, 24 anni di Gravellona Toce, uno dei responsabili della bravata: è quindi stato denunciato per furto, danneggiamento e interruzione di pubblico servizio. Continuano le indagini dell’Arma per chiarire i contorni di questa vicenda e risalire all’altro ragazzo. 
Questa è una delle notizie di oggi de La Stampa VCO 
Non certo una bella notizia per noi che viviamo a due passi dal deposito degli autobus e che cominciamo seriamente a preoccuparci perchè il nostro quartiere, una volta tranquillo, ora non lo è più


domenica 18 ottobre 2015

Un nuovo ospedale nel VCO ?

" Un nuovo ospedale pubblico con 300 posti letto da costruire in quattro anni: costo complessivo 120 milioni di euro che saranno pagati - al privato che realizzerà l’opera - solo a lavori finiti. Dove si troveranno i soldi? Dai risparmi che la Regione avrà dalla chiusura delle strutture ora esistenti a Verbania e Domodossola e dalla vendita (anche solo in parte) di Castelli e San Biagio. Tempi per la decisione? Poche settimane. Sono queste le linee guida del progetto che ieri pomeriggio i vertici della Regione hanno presentato ai sindaci del Vco nella sede della Provincia al Tecnoparco. A differenza di 15 anni fa però, quando l’ipotesi di un ospedale unico naufragò costando la carriera politica a molti esponenti del centrodestra, questa volta il progetto ha incassato, almeno per ora, un sostegno bipartisan.  

«Fugo tutti i dubbi: non è un escamotage elettorale - ha esordito Chiamparino, che ha preso la parola per ultimo -. Non stiamo andando in tutte le Province a promettere un nuovo ospedale: è il quinto progetto che abbiamo in cantiere in Piemonte. Gli ospedali esistenti sono vecchi: nel Vco salvare i due Dea vorrebbe dire solo allungare l’agonia di un sistema che non si regge più». 
«A fine novembre andremo a Roma a discutere del piano sanitario   proponendo un nuovo ospedale unico per il Vco potremmo dimostrare che il risparmio è ancora maggiore rispetto alla chiusura di un Dea. E così potrei chiedere di congelare la situazione esistente fino alla realizzazione della nuova opera. Dal territorio però devo avere un mandato chiaro in questo senso. Altrimenti non so se sarò in grado di salvare i due Dea». 
«Con i soldi risparmiati si pagherà il nuovo ospedale» 
All’assessore regionale alla Sanità Saitta è toccato il compito di lanciare per primo sul tavolo della discussione il tema dell’ospedale unico. E lo ha fatto partendo dai dati. «Ora l’Asl Vco ha 247 posti letto in un’area di oltre 81 mila metri quadrati. Una nuova struttura di posti ne avrebbe 300 in 36 mila metri quadrati. - ha spiegato Saitta - Questo si ripercuote nei costi: ora l’Asl Vco spende 4,5 milioni l’anno di manutenzioni, 2,7 milioni di utenze e 6 di servizi appaltati: con un ospedale unico i risparmi sarebbero di circa 8-9 milioni di euro l’anno, somma che useremmo per pagare il canone alla società che costruirà l’ospedale unico».  

Uno dei paletti posti dalla Regione sono i tempi. Entro pochi giorni il direttore generale dell’Asl Giovanni Caruso dovrà presentare una bozza di accordo di programma. Già indicato da Chiamparino quello che deve essere scritto: le dimensioni, gli spazi occupati, la località dove la struttura deve sorgere e l’impegno inderogabile che quando il nuovo ospedale sarà costruito quelli di Verbania e Domodossola saranno chiusi e bisognerà fare il possibile per valorizzare il patrimonio immobiliare.  " da La StampaVCO.it
Sarà la volta buona ? o anche questa volta i politici locali si metteranno a bisticciare, come per i DEA di Domo e Verbania, e non concluderanno nulla? 
Già ci sono proposte varie, tra Gravellona, Ornavasso e dintorni, su dove costruire il nuovo ospedale e questo non promette niente di buono....
Speriamo che riescano a mettersi d'accordo, tutti quanti, e propongano Gravellona
E' al centro del Vco e ci si può facilmente arrivare anche in autobus, soprattutto da noi Omegnesi !!!