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domenica 4 ottobre 2020

Ottobre 2020

 Ottobre è iniziato con il freddo e le piogge, dopo un settembre caldo e bellissimo.

Venerdì notte sono rimasta sveglia a lungo mentre mia mamma dormiva serena accanto a me perchè la pioggia violenta ed incessante ed il forte vento mi hanno messo ansia. In effetti ieri mattina le notizie del Vco e del resto del Piemonte erano sconfortanti. Danni e disastri un po' ovunque, anche qui a Omegna.

E poi ieri dopo le cinque mia mamma ha cominciato a respirare con una certa fatica...ho chiamato la sua adorata tata, che al sabato pomeriggio è di riposo, e le abbiamo tenuto compagnia. 

Pian piano si è ripresa, ha fatto un bel sospiro come se provasse sollievo e ci ha stretto la mano, non con la sua solita forza, ma abbastanza da non allarmarci

E poi ci ha lasciate .... se ne è andata nel sonno serena 

Come sua mamma, tanti anni fa, se ne è andata di sabato, nel suo letto

Ora sarà in cielo con tutte le persone che amava e di cui parlava ancora spesso e non dovrà affrontare un autunno ed un altro inverno, che la obbligavano a stare chiusa in casa, avvolta in un mucchio di coperte perchè sentiva tanto freddo, lei che adorava il caldo e starsene all'aperto

Io dovrò riabituarmi a vivere con altri ritmi perchè in questi ultimi 5 anni sono sempre vissuta con lei e per lei, ma troverò tante cose da fare per non essere troppo sola senza di lei

Ha ripreso a piovere 

Speriamo che cessi presto e che non faccia altri danni 

giovedì 12 marzo 2020

Tutti a casa . Tutto chiuso

Anche oggi, come in un bollettino di guerra, sui giornali locali online si parla del coronavirus, di controlli, chiusure e degli ultimi dati su malati e ospedali
Le forze dell'ordine e i Vigili Urbani controllano che siano rispettati i limiti imposti  per gli spostamenti di assoluta necessità.
Sono stati chiusi tutti i negozi. eccetto gli alimentari, le farmacie, le edicole, i tabaccai e le banche,  ed i mercati settimanali. Oggi quindi nessun banco sarà messo sul lungolago di Omegna.
Sono state impedite anche le passeggiate in Val Grande dove i bivacchi non hanno servizi idonei e la permanenza nei rifugi dell'Ossola
Sono rinviate a Verbania la mostra sulle camelie e l'apertura dei Parchi e dei giardini, come Villa Taranto. A Omegna si stava lavorando per il Centenario della nascita di Gianni Rodari ma tutto è rinviato....
Nel VCO i contagi sono saliti a 20, 13 persone sono ricoverate e 260 sono attualmente a casa in osservazione
Ieri però a mezzogiorno a Novara e in tutte le chiese locali le campane sono suonate per essere " tutti uniti contro il virus" mentre il vescovo Brambilla era al Santuario di Re per affidare alla Vergine l'intera Diocesi.
Speriamo in bene e che un miracolo faccia si che questa situazione allucinante termini al più presto...
Ringrazio  Ago,  filo e...colori per la foto

mercoledì 11 marzo 2020

La vita al tempo del coronavirus

Sono secoli che non  scrivo  più  nei miei  blogs,  ma il lavoro ed una mamma alle soglie dei 96 anni che impegna completamente  la mia vita casalinga occupano tutto il mio tempo. Dai due giorni  di  vacanza  del carnevale  a febbraio però  tutto  è  cambiato. ..
Siamo rimasti  a casa con la scuola chiusa a causa di un virus, il sars-covid 19, e di giorno in giorno ci siamo ritrovati tutti quanti in zona rossa  con l'ordine  di restare chiusi in casa. 
In quaranta anni passati a scuola, e ormai alle soglie della meritata pensione, non mi era mai capitata una cosa simile. In questo  mondo  globalizzato dove tutti circolavano liberamente all'improvviso non si può  più  andare  da nessuna parte e si vive nella paura....
Io ho comunicato  con colleghe e colleghi via Whatsapp e con due classi direttamente  via Edmodo. Ho assegnato  attività  da svolgere  e in questi ultimi giorni  sto preparando nuove attività  e le correzioni  di quelle precedenti. 
Ma è un modo arido di lavorare perché  mi manca il contatto  diretto  e visivo con i ragazzi e le ragazze e la mia abitudine quotidiana ad usare la Lim in classe per fare lezione e svolgere tante attività  di inglese  di ascolto comprensione  e produzione.
Mai avrei immaginato di dover dire: " Che finisca al più  presto  questa emergenza perché  voglio tornare a scuola, nelle mie sei classi con tutti gli alunni a stretto contatto  con me"
Il silenzio di queste ultime giornate è  un silenzio assordante ed inusuale, interrotto  solo a tratti dall'abbaiare dei cani dei vicini, quando  passa qualcuno sulla strada con un altro cane al guinzaglio o quelli che corrono a piedi....
Pochi e sempre meno, comunque... sembra di vivere in una città  fantasma

domenica 5 febbraio 2017

Il DEA di Verbania

Martedì pomeriggio mia mamma, 92 anni e 10 mesi, è caduta in camera ed ha picchiato la testa contro un mobile, bello solido e resistente, uno di quei mobili anni 50 che non li fanno più. Purtroppo si è fatta male e abbiamo dovuto chiamare il 118 d'urgenza e poi portarla al DEA dell'ospedale di Verbania.
Un viaggio  abbastanza veloce con l'ambulanza lungo un tragitto trafficato ma con una strada dall'asfalto sconnesso che non ha certo reso piacevole il viaggiare su una barella una persona anziana con problemi alla schiena ed una ferita sopra un occhio, che continuava a sanguinare copiosamente per giunta.
E poi il reparto  emergenze, piccolo e strapieno di persone in attesa. 
Mia mamma è passata subito, le hanno suturato le lacerazioni e le hanno fatto una tac. Risalita è rimasta pochissimo tempo su una barella in corridoio ed è stata quindi sistemata nella stanza medica 2 insieme con altre due pazienti. 
Lei vi è rimasta fino al pomeriggio successivo quando è poi stata spostata all'astanteria, dove è rimasta ancora un altro giorno e mezzo,
Ma in quei tre giorni in cui sono stata con lei ad assisterla io ho visto passare una marea incredibile di persone bisognose di cure ed alcuni di loro sono stati ore ed ore in corridoio per mancanza di posto nelle poche stanze a disposizione o di medici impegnati altrove per emergenze ancora più gravi delle loro. 
L'aver chiuso il pronto soccorso dell'ospedale di Omegna ha sicuramente peggiorato la situazione ma anche l'immobilismo dei politici oltre che della sanità pubblica regionale non ha certo contribuito a risolvere il problema.
Si continua a parlare del nuovo ospedale unico che dovrebbe essere fatto ad Ornavasso, ma quando si farà ? 
Sono trent'anni che si parla di ospedale unico per il VCO e siamo ancora qui ad assistere  all'affollamento di un reparto di pronto soccorso che accoglie l'utenza di tutto un vasto territorio tra i laghi e le montagne.
Non so come facciano il personale medico ed infermieristico a reggere una situazione simile, così caotica e snervante, con momenti di super affollamento incredibili. 
Io spero di non doverci tornare e che tutto vada per il meglio per mia mamma ma mi auguro che la burocrazia e l'immobilismo di chi ci governa in Regione e in loco abbiano fine in tempi brevi
Presto dovremo anche tornare a votare ad Omegna un nuovo sindaco. Visto i risultati a dir poco negativi di questa giunta con un sindaco donna incapace di ascoltare i suoi concittadini e di fare il meglio per noi tutti, ben venga il ritorno di un sindaco uomo.
Ma uno in gamba. 
Io non andrò questa volta a votare alle primarie del PD, non mi piacciono per nulla i due candidati,  e se non riterrò interessante qualche candidato di altro partito non penso proprio che sprecherò il mio tempo per andare a votare...

domenica 26 aprile 2015

Progetto Etwinning all'Istituto Comprensivo di Omegna

Da  tre anni ormai io e due colleghe di lingua inglese, una docente della Secondaria come me e una collega della Primaria dell' Istituto Comprensivo di Omegna, seguiamo a Verbania i corsi di aggiornamento dell' etwinning / per saperne di più cliccate qui / ogni volta che vengono proposti dalla Regione Piemonte
Nello scorso anno scolastico, avevamo preparato e presentato nei nostri profili etwinning questo progetto
I will be interested in contacst with Foreign Schools in Europe to develop a project about exchange news and informations of towns and a famous citizen born in that place
Project : A town and his famous citizen - Omegna and Gianni Rodari ( 1920-1980 ), writer and poet- Images, photos, short story of Omegna and G. Rodari
for students from 9 to 12 years old, class 4 Primary School - class 6 Secondary School
by mail, blog. internet web 2.0
Do you live in a town where a famous person was born? Would you like to know something about Omegna and Rodari? Would you like to let us know about your town and his famous citizen ?
ma non era stato possibile realizzarlo  perchè  i contatti avuti con altri docenti europei erano avvenuti quasi al termine del percorso scolastico
Quest'anno abbiamo deciso di cambiare le indicazioni del nostro progetto, semplificando il contenuto  e scrivendo così :
 I will be interested in contacts with foreign school in Europe to develop a project about exchange news and informations of  our towns, and  practice English in oral form. To make friends.
Abbiamo stabilito dei contatti con una docente spagnola e per la prima volta , a marzo , abbiamo avuto un contatto via Skype tra i nostri alunni, della classe quarta della Primaria e di 1A  1D  1E  e 1F scuola secondaria,  e gli alunni spagnoli 
E' stato emozionante vederli comunicare in inglese, presentarsi e salutarsi con tanto entusiasmo
Venerdì scorso, 24 aprile, abbiamo avuto il secondo contatto ed abbiamo presentato attraverso dei cartelloni con foto e didascalie la nostra città all'interno del distretto dei laghi del Vco e della regione Piemonte
Omegna è la città dove nacque il poeta e scrittore Gianni Rodari ma è anche la città di industrie famose, Lagostina Alessi Piazza, che producono pentole posate ed oggetti di design conosciuti nel mondo, e Faro che costruisce giocattoli. 
Omegna è alla fine del Lago d'Orta ed è circondata dalle prealpi e dalle Alpi con paesaggi bellissimi
Non è stato difficile preparare dieci posters per i nostri dieci alunni che a turno hanno spiegato agli amici spagnoli dove viviamo esattamente
La prossima volta saranno i ragazzi spagnoli a farci conoscere la loro cittadina ed il loro territorio
Un'esperienza estremamente utile interessante e molto bella per conoscere altre nazioni europee parlando inglese !
/ Il collegamento è avvenuto via Skype in 1E dove , come in 1A, si usa la LIM , la lavagna interattiva, anche per svolgere normalmente le lezioni /

domenica 22 febbraio 2015

Gli Spadonari di Giaglione

Giaglione è un piccolo paese a circa tre chilometri da Susa, sulla strada che sale verso il Moncenisio, in provincia di Torino
E' il paese dove era nato mio papà 
Uno dei paesi NoTAV da dove spesso sono partite le manifestazioni contro il progetto Tav
A Giaglione si parla il franco provenzale Nel sito del Comune si può leggere la storia del paese, il vocabolario e le poesie di alcuni giaglionesi in lingua franco provenzale
Ma  Giaglione ha tradizioni molto antiche e alcune feste, la più importante delle quali è la  Festa Patronale di S. Vincenzo in gennaio, uniche perché ci sono gli Spadonari con i loro abiti ed i copricapi di un passato molto lontano che danzano con i lunghi spadoni dritti con impugnatura in legno decorata e borchie in metallo , le sei Priore ed il Bran, l'albero fiorito dei Celti, una struttura in legno con una base di 90 centimetri, alta oltre 2 metri, che ha un disco fissato alla base e due manici che permettono ad una giovane donna nubile di portarlo in equilibrio sulla testa durante la processione. Interamente ricoperto da una ricca decorazione di nastri, fiori e frutta, alla base il bran accoglie una particolare forma di pane a ciambella, preparato per l’occasione, che viene distribuito alla comunità giaglionese alla fine della Messa.
C'è un bellissimo video in youtube che mostra il paese, fiabesco con tutta la neve che lo imbianca, e tutto ciò che succede il giorno di San Vincenzo: arte cultura riti religiosi e riti antichi di un mondo speciale come la  marcia degli Spadonari che non procedono a passi, ma a salti e compiono evoluzioni che lasciano a bocca aperta.  
Una mezz'ora che vale la pena vedere e gustare per conoscere Giaglione ed i Giaglionesi 

Il corteo dei sindaci No TAV


Ieri pomeriggio a Torino è sfilato il corteo No TAV dei valsusini contrari a questa opera costosa ed inutile
da La Stampa di To :  " Quindicimila secondo gli organizzatori, 4 mila per la questura. Sono arrivati in piazza Castello, senza incidenti, i manifestanti del corteo No Tav , al termine della camminata di protesta partita da piazza Statuto con in testa i sindaci della Valsusa. Ingente lo spiegamento di forze dell’ordine.  Nessuna violenza, tra slogan e striscioni. Davanti alla caserma Cernaia, peraltro presidiata dal servizio d’ordine interno al corteo, parte dei manifestanti ha lanciato alcune uova contro l’edificio.  
Secondo il ministero delle Infrastrutture «il progetto approvato capitalizza il grande lavoro di analisi e proposte sviluppato dall’Osservatorio sulla Torino-Lione in 235 riunioni e confronti con gli enti locali coinvolti». In piazza Castello, i sindaci della Valsusa hanno approvato uno schema di delibera in cui si chiede di spostare su altre voci i fondi per la Torino-Lione. «Invieremo questo documento a tutti i Comuni italiani», spiega il sindaco di Susa,  Sandro Plano. 
Un documento, chiamato «Salviamo il territorio», che potrebbe diventare il manifesto di tutte le amministrazioni che si battono contro le grandi opere. O, comunque, di associazioni, movimenti, sindacati e partiti che chiedono di investire i soldi Tav per altre priorità, soprattutto sociali. Ancora Plano: «Noi poniamo un problema politico sulle priorità delle scelte fatte dal governo. Problemi che non riguardano solo la valle ma tutt’ Italia».  "
Qui si possono vedere le immagini del corteo 

martedì 16 dicembre 2014

Intervento di Michele Beltrami a Castelletto Ticino

CASTELLETTO TICINO
RICORDO DEI PARTIGIANI FUCILATI DAI FASCISTI AL PORTO
1° NOVEMBRE 1944 - 1° NOVEMBRE 2014
intervento di Michele Beltrami
 "Avrei dovuto essere qui con voi il 25 aprile scorso, ma ho dovuto con mio grande rammarico rinunciare, promettendo però che sarei venuto il 1° novembre. Eccomi quindi in questa piazza, dopo essere stato il 24 ottobre a Novara a ricordare gli otto patrioti che fra il 17 e il 24 ottobre 1944 furono massacrati dai fascisti. Memoria quindi di due eventi tragici.
Ma essere qui a Castelletto mi permette di condividere con voi un ricordo lieto, il ricordo del vostro concittadino, del vostro e nostro Albino Caletti, il mitico “Capitano Bruno”. Un ricordo commosso, che è simboleggiato da una piccola scatola nelle quale conserviamo una ventina di distintivi dell’URSS che il capitano Bruno anno dopo anno donava a nostro figlio Matteo.
Un grande affetto aveva il Capitano Bruno per tutta la nostra famiglia. La famiglia del “Capitano” a fianco del quale aveva combattuto, con il coraggio e la lealtà che sempre contraddistinguevano il suo agire. Fu proprio per la fiducia che il “Capitano” riponeva in lui che gli fu affidata la missione di recuperare il primo lancio destinato alla formazione, lancio che arriverà proprio quel tragico 13 febbraio. Nel libretto “Tre volte trent’anni” che celebrava i 90 anni di Bruno si legge: Il non essere stato presente alla battaglia di Mégolo lascerà in Bruno il dubbio che qualcosa avrebbe potuto andare diversamente quel giorno al Cortavolo. Se fossi stato presente (sono le sue parole) avrei cercato di dissuadere Beltrami dall’accettare lo scontro … ma sarei poi rimasto al suo fianco come hanno fatto gli altri, caduti con lui.
Il libretto mi fu donato dallo stesso Bruno con la dedica Caro Michele e fratelli un piccolo ricordo di un partigiano del cap. Beltrami. Non è un piccolo ricordo, ma un prezioso ricordo di un grande uomo, di un grande combattente per la libertà.
Ma bisogna dire che, oltre ad Albino Caletti, furono molti (quasi 120) i cittadini di Castelletto che presero parte alla Guerra di Liberazione, sia come partigiani combattenti, sia come membri del CLN. E Castelletto divenne, come testimoniò il vostro concittadino Arturo Lorenzini, “un centro importante, sia per l’invio di giovani nelle formazioni di montagna, sia per informazioni, viveri e denari che raccoglievamo per il sostegno della lotta armata”.
Fra i castellettesi caduti vorrei in particolare ricordare Dario Sibilia, il cui nome non compare accanto a quelli dei partigiani caduti. Era un diciottenne allievo dell’Accademia Navale, che l'8 settembre con altri 8 compagni di accademia raggiunse il rinato Esercito Italiano nel quale combatté e morì nella terribile battaglia di Montelungo l'8 dicembre 1943. Mi colpisce la giovane età: era coetaneo di Gaspare Pajetta che combatté e morì a Mégolo insieme al papà. Due “giovani come voi” come diceva Calamandrei parlando agli studenti milanesi.
Non erano invece di Castelletto i cinque partigiani che vennero fucilati 70 anni fa in questo luogo e dei quali è comunque bene ripetere ogni volta i nomi, sottolineando l’età, e onorare la memoria:
veniva da Vigevano Giovanni Barbieri, 44 anni
da Torino Teresio Clari , 30 anni
da Milano Ernesto Colombo, 18 anni
da Invorio Sergio Gamarra, 19 anni
da Bogogno Luciano Lagno, 23 anni
e da Taino Carlo Boca, 17 anni, che all’ultimo fu graziato
Erano sei partigiani, tre giovanissimi. Si trovarono a combattere in queste zone e, nel corso di un rastrellamento nel Basso Vergante, furono catturati e rinchiusi nel carcere di Arona, dove subirono percosse e sevizie e alla fine furono condotti qui per essere fucilati davanti alla popolazione di Castelletto, costretta ad assistere al macabro spettacolo. Persino i passeggeri dei treni in sosta vennero appositamente fatti scendere perché pur’essi fossero spettatori.
L’assassinio nelle piazze e nelle vie delle città, e comunque nei luoghi abitati, era l’operazione preferita dai capi fascisti “perché, sono parole di Vezzalini, i morti fanno spettacolo, la popolazione deve vedere …”. In particolare doveva vedere e rabbrividire la popolazione di Castelletto, la cui ostilità verso i fascisti e quindi anche verso gli occupanti nazisti si era sviluppata ed era cresciuta fino a concretarsi in svariate azioni di sostegno delle formazioni partigiane.

L’assassinio in pubblico avveniva per vendetta o meglio per rappresaglia. I fucilati, i massacrati non erano quasi mai i diretti responsabili delle sconfitte o delle perdite subite dai fascisti. Non lo erano i massacrati di Novara del 24 ottobre 1944; non lo erano i fucilati di Castelletto Ticino, che non c’entravano nulla con la fucilazione da parte dei partigiani dell’ ufficiale della "X MAS" Leonardi, avvenuta il 29 0ttobre.
Quanto avvenne qui 70 anni fa voi lo sapete, fa parte della memoria di Castelletto, è documentato, vi è stato più volte narrato. Ed è giusto così, perché, anche se i fucilati non erano di Castelletto, il luogo e il modo con cui questa fucilazione venne eseguita dimostra la volontà dei fascisti, in particolare dell’Ungarelli, di offendere e intimorire proprio Castelletto, di ferire Castelletto.
A fronte della vigliaccheria e della ferocia dei fascisti sta il coraggio e la dignità dei condannati che, come scrive il Massara, “Allineati di fronte alla popolazione e al plotone d’esecuzione intonano con voce ferma la canzone partigiana ‘che importa se ci chiaman banditi, il popolo conosce i suoi figli’”. Il giovanissimo Carlo Boca, che l’Ungarelli decide all’ultimo di graziare, intimorito dalla reazione della popolazione, corre ad abbracciare i suoi morituri compagni e a forza i militi lo allontanato da loro, per poi riportarlo nel carcere di Arona, dal quale riuscirà a evadere prima della Liberazione.
Lo stesso coraggio e la stessa dignità si ritrovano nella lettera che Sergio Gamarra scrive alla madre poco prima di essere fucilato:

Cara mamma,
oggi è giunta la mia ultima ora ma non mi importa di morire. Perdonami se ho mancato, se sono andato via senza il tuo permesso, ma muoio contento come un buon cristiano e un vero italiano.
Salutami tutti gli amici e parenti e i vicini. Non arrabbiarti con nessuno.
Ricevi un grosso bacio e così pure ai fratellini e alla zia Nenè.
Tuo per sempre
Sergio

Per coincidenza proprio nella stessa data vengono fucilati da un plotone di fascisti nel fossato della fortezza del Priamar a Savona sei partigiani (anche qui sei condannati!), tre uomini e tre donne. Una di queste, Paola Garelli “Mirka” scrive una lettera alla figlia:

Mimma cara,
la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre gli zii che t'allevano, amali come fossi io. Io sono tranquilla.
Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro.
Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio.
Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo.
Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandoti.
La tua infelice mamma

Sergio Gamarra, 19 anni, scrive alla mamma, Paola Garelli, 28 anni, scrive alla figlia. Entrambi chiedono perdono per il dolore provocato, Sergio alla mamma, Paola a tutta la famiglia. Ma entrambi sono consapevoli di aver fatto la scelta giusta e vanno a morire sereni.
Sorprende questa comunanza di sentimenti fra due persone diverse per età, per sesso e per origine, che combatterono e morirono in luoghi fra loro distanti.
Sorprende, ma ci fa capire che c’era un denominatore comune, c’erano sentimenti e ideali comuni che muovevano i partigiani, che combattessero in Piemonte, o in Liguria, in Emilia, in o nel Molise, come peraltro testimoniano le lettere dei condannati a morte della Resistenza.
Per questo io credo che ogni volta che in un luogo si ricorda un evento o un caduto sia opportuno ricordare anche quanto accadde in altri luoghi, ricordare altre persone cadute anche distante.
Accostare i fucilati di Castelletto con i fucilati di Savona, leggere insieme le lettere di due caduti, non significa per me sminuire l’importanza di quanto accaduto a Castelletto, ma di contro significa inserire la memoria dei fucilati di Castelletto nella memoria di tutti i caduti per la libertà.
Ricordiamo un evento per ricordarli tutti, ricordiamo un caduto per ricordarli tutti, tutti quei “centomila morti” col sangue dei quali, come diceva Piero Calamandrei, è stata scritta la nostra Costituzione.

Intervento di Michele Beltrami a Novara

TRUCIDATI DI PIAZZA MARTIRI E PIAZZA CAVOUR
70° ANNIVERSARIO
NOVARA 24 ottobre 2014
Intervento di Michele Beltrami
" Avevo qualche perplessità ad accettare di intervenire a questa vostra manifestazione sia per altri impegni sempre legati al 70° della Resistenza sia perché sono già intervenuto proprio qui a Novara il 25 aprile 2008. L’Assessore Paola Turchelli e il dottor Giovanni Cerutti, direttore dell’Istituto della Resistenza mi hanno convinto a sciogliere ogni riserva ed ora eccomi qui.
Quelli di voi che hanno assistito al mio precedente intervento mi perdoneranno se qualcosa di ciò che vado a dire oggi suonerà loro come “già sentito”.
Enrico Massara, nella sua “Antologia dell’antifascismo e della resistenza novarese”, all’inizio del capitolo dedicato all’eccidio che oggi ricordiamo, scrive “A Novara, immediatamente dopo l’8 settembre ’43, nascono i primi gruppi di resistenza, le prime squadre d’azione partigiana (SAP) che operano sia nel capoluogo che nei paesi del circondario”.
Questa tempestiva reazione si spiega col fatto che a Novara l’opposizione al fascismo non era mai venuta meno: si pensi a quanto accadde nella frazione di Lumellogno, dove la popolazione il 15 e il 16 luglio del 1922 si rese protagonista di un eroico episodio di resistenza a una spedizione punitiva dei fascisti, sopportando alcune perdite e numerosi feriti, come accadde a Parma e a Sarzana. Episodio per il quale la Città di Novara nel 2007 fu insignita di medaglia d’oro.
L’opposizione, continuò nella clandestinità per poi riemergere il 25 luglio 1943 e prepararsi a quello che sarebbe stato il suo periodo più duro, ma anche più glorioso.
Durante i quarantacinque giorni del governo Badoglio molte persone e gruppi di persone che in diversi luoghi avevano costituito una rete sotterranea nella città negli anni della dittatura, divennero attori di una palese mobilitazione antifascista, per poi sparire nuovamente nell'ombra dopo l'8 settembre '43, senza peraltro cessare la loro attività. Attività che favorì la nascita e l’organizzazione dei primi gruppi di resistenza in città e i contatti con le brigate che andavano formandosi in collina e in montagna, verso le quali molti giovani novaresi si avviarono.
Fra queste il Massara ricorda in particolare“… il gruppo guidato da Filippo Maria Beltrami, il Capitano, che opera nel Cusio…”.
Il sorgere e il rafforzarsi dell’attività partigiana e il crescere dell’ostilità che circonda nell’opinione pubblica il risorto fascismo e l’occupante tedesco preoccupano il governo di Salò che, a Novara, sostituisce nella carica di Commissario Prefettizio Tuninetti, giudicato troppo morbido, prima con Gargano Barbera, quindi con Enrico Vezzalini. La gestione di Vezzalini, con l’ausilio di due questori succedutisi nell’incarico, Ugo Abrate e Emilio Pasqualy, contraddistingue una lunga stagione di terrore in città e nella fascia circostante.
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In particolare, come ricorda Massara, “l’assassinio nelle piazze e nelle vie della Città, e comunque nei luoghi abitati è l’operazione preferita dai capi della Squadraccia perché i morti fanno spettacolo, la popolazione deve vedere …”.
La ferocia della Squadraccia era tale che persino il sottosegretario agli interni della Repubblica Sociale, Giorgio Pini, dopo un’ispezione a Novara nel novembre del 1944, la definì “formazione di torturatori criminali” e costituì motivo di preoccupazione presso gli stessi tedeschi che ne caldeggiarono l’allontanamento, insieme a quello dello stesso Vezzalini.
Solo nel gennaio del 1945 furono trasferiti a Modena. Il Vezzalini alla Liberazione fu catturato, processato e fucilato a Novara  Gli altri dopo la Liberazione furono arrestati, processati e condannati, ma riuscirono presto a tornare liberi. Qualcuno di loro fu persino eletto nel Parlamento della Repubblica. Così come molti altri criminali fascisti.
Vengano i negazionisti, i revisionisti, i fautori della memoria condivisa in queste piazze novaresi, vengano in questa piazza Cavour, vengano in Piazza Martiri della Libertà (allora Piazza Vittorio Emanuele II) dove 70 anni fa, nell’ottobre del 1944, vennero trucidati gli otto giovani che oggi ricordiamo. Leggano le lapidi. Si facciano raccontare cosa è successo e ci dicano poi cosa si può negare, cosa si può rivedere, quale memoria si può condividere.
Qui, in questa piazza, il 17 ottobre venne fucilato un giovane “patriota”, il carabiniere Natale Olivieri, che era stato catturato a Biandrate. Quindi, nella sola giornata del 24 ottobre, vennero uccisi dai fascisti della “squadraccia”, per vendetta della sconfitta subita in uno scontro coi partigiani, altri sette “patrioti” (così è doveroso chiamarli), 
tre in piazza Martiri
Giovanni Bellandi
Ludovico Bertona
Aldo Fizzotti
e quattro in piazza Cavour
Vittorio Aina
Mario Campagnoli
Emilio Lavizzari
Giuseppe Piccini
prelevati dal carcere dove erano stati rinchiusi e tutti a lungo e brutalmente percossi dal Pasqualy e dal suo aiutante, il “boia” Martino
Ma neppure da morti questi otto poveretti ebbero pace. I loro cadaveri vengono lasciati a lungo senza sepoltura e vengono vilipesi dalle ausiliarie fasciste.
Credo che molte cose siano state narrate nel corso delle commemorazioni che anno dopo anno hanno ricordato questi tragici episodi e questi otto caduti, ma io voglio soffermarmi sulla figura di Natale Olivieri, del quale nulla sapevo.
Il carabiniere Natale Olivieri, entrato nella Resistenza dopo l’8 settembre, era partigiano della Brigata "Osella". Per evitare rappresaglie contro i civili, si consegnò ai fascisti che lo cercavano. Venne bastonato, preso a calci, vilipeso e quindi trascinato da Biandrate a Novara dalla "Squadraccia". Arrivato a Novara, fu nuovamente torturato. Qualche ora più tardi, più morto che vivo, venne fucilato in piazza Vittorio Emanuele II (ora Piazza Martiri della Libertà). 
Il prof. Piero Fornara, ebbe modo di ricordare: "...attorno al cadavere di Olivieri pietà e odio, dolore e sarcasmi si susseguirono sino al tramonto. Le Ausiliarie danzano sopra il cadavere e gli cacciano i tacchi nella faccia, altri sono forzati a sputare sul morto...".
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Ma, permettetemi la digressione, non sapevo nulla neppure del giovane Giuseppe Cortellucci, anche lui carabiniere, che seguì sui sentieri dell’estremo ponente ligure Felice Cascione, l’eroico comandante partigiano, autore della canzone “Fischia il vento”¸ catturato dai tedeschi e ucciso dai fascisti al termine di un combattimento nel gennaio del 1944.
Nella bella ricostruzione della figura di Cascione, che recentemente ci ha donato Donatella Alfonso, si legge: “Felice Cascione vede i tedeschi catturare Cortellucci, il carabiniere. E grida: Lasciate libero quest’uomo, sono io che l’ho costretto a venire in banda, sono io il comandante!... Carabinè [questo il suo nome di battaglia] ricorda solo questo, prima di svenire per le botte e la disperazione”. Cortellucci viene portato via dai tedeschi, poi i carabinieri intervengono (Cascione aveva detto che era suo prigioniero) e viene riarruolato. Diserta un'altra volta. Raggiunge la formazione "Cascione" e quando si trova isolato in uno scontro a fuoco si uccide."
Ho appreso della vicenda di questi due giovani, di queste due belle ed eroiche figure, quasi negli stessi giorni e per questo ho voluto accostarle e condividere con voi due pensieri con i quali vado a concludere.
In primo luogo nella Resistenza combatterono molti giovani carabinieri, che dopo l’8 settembre, scelsero di raggiungere le formazioni partigiane, nelle quali combatterono eroicamente, spesso pagando con la vita. E questo è giusto sottolinearlo proprio oggi qui a Novara.
In secondo luogo, così come la figura di Natale Olivieri mi ha fatto pensare a quella di Giuseppe Cortellucci, la vicenda e la fine di Felice Cascione mi ricordano la vicenda e la fine del papà, del Capitano.
E questo mi commuove e mi stimola a ragionare sulla profonda comunanza di ideali, di coraggio, di spirito di sacrificio che c’era anche fra uomini che non s’incontrarono mai, che combatterono in luoghi fra loro lontani, che erano spesso diversi per età, per ambiente, per formazione culturale e politica.
Anche questo fu la Resistenza ed è con questo spirito, privo di ogni campanilismo , che noi oggi dobbiamo ricordare gli otto giovani trucidati 70 anni fa nelle piazze di Novara, la cui memoria non potrà mai essere mai essere condivisa con quella dei loro assassini, di quella “formazione di torturatori criminali” come furono definiti dai loro stessi camerati.
Fra pochi mesi, il 25 aprile del 2015, termina il 70° anniversario della Resistenza, ma non devono cessare le occasioni di ricordo.
Molti fatti, molte figure dobbiamo ancora far venire alla luce, molte storie da raccontare o da farci raccontare, molti strumenti da mettere in campo perché la memoria non si perda.
W la Resistenza! "

domenica 30 novembre 2014

«Salva Agognate»

Non accennano a diminuire le adesioni alla lettera «Salva Agognate». La missiva indirizzata al sindaco Andrea Ballarè e ai consiglieri del Comune di Novara è un appello plasmato dalle associazioni ambientaliste «ReteTerra» affinché ad Agognate un milione di metri quadrati di terreno agricolo non venga tramutato in aree logistico-industriali.  
«Abbiamo raggiunto il traguardo di 2.143 firme - dice il portavoce di ReteTerra Alberto Pacelli -. Tra coloro che hanno aderito ci sono anche nomi importanti, nazionali e locali. Oltre al meteorologo Luca Mercalli, hanno firmato Domenico Finiguerra, cofondatore della rete nazionale “Stop al consumo di terreno” e del forum nazionale “Salviamo il paesaggio”. Hanno aderito il senatore Carlo Martelli, i deputati Giorgio Airaudo e Davide Crippa, il consigliere regionale Gian Paolo Andrissi, lo storico del movimento operaio italiano Cesare Bermani, Eugenio Bonzanini, capo delegazione della provincia di Novara del Fai». E ancora: Silvana Ferrara ex assessore provinciale all’agricoltura, Daniela Mortarotti coordinatrice di Sel provinciale, gli ex sindaci di Novara Armando Riviera e Antonio Malerba.  
Fabio Tomei ha detto inoltre che «Le recenti devastanti esondazioni del torrente Agogna sconsigliano nel modo più assoluto di progettare un polo logistico nell’area di Agognate. Pensare di costruire capannoni in un’area decisamente pericolosa, sottraendo un milione di metri quadrati alla produzione agricola ed aumentando così i rischi di dissesto idrogeologico, per di più in presenza sul luogo di numerosi capannoni vuoti da anni, a noi sembra decisamente un’operazione insensata  e contraria agli interessi dei cittadini di Novara e dei comuni vicini». 
Ho letto questi articoli su La Stampa locale e sinceramente sono rimasta sconcertata
Come si fa a sacrificare oltre un milione di metri quadri di ottimo terreno, molto fertile ed irriguo, che produce ogni anno 6.300 quintali di riso,  per un incerto progetto industriale ?
E come fa l’assessore all’Urbanistica Marco Bozzola, in un'intervista, a difendere il piano per l’area logistica e produttiva di Agognate /«È il migliore possibile, porterà lavoro e un riassetto nell’organizzazione del nostro territorio» /, quando verrà sottratto perennemente all’agricoltura, un’attività sicura che dà già lavoro a tante persone, un numero così elevato di terreno  coltivato  e produttivo ?
Il presidente provinciale e regionale dei pensionati Cia, la Confederazione italiana degli agricoltori, sostiene che l'operazione «appare più un affare speculativo che un progetto industriale. Chi ci guadagna? Sicuramente il proprietario del terreno. Sono un milione e 45 mila metri quadrati, pari a 1.596 pertiche milanesi. Con destinazione agricola vale 2 mila euro alla pertica (3,055 euro al metro quadrato). Appena diventerà area industriale, il valore salirà come minimo a 50 euro al metro quadrato. Quindi un plusvalore di oltre 49 milioni di euro rispetto ad oggi». «L’assessore Bozzola   parla di soli 375 mila metri quadri coperti ed è vero. Ma all’agricoltura ne saranno sottratti oltre un milione, l’intera area, con riduzione dell’attività nel settore primario. In un mondo in cui un miliardo di esseri umani soffrono ancora la fame distruggere irreparabilmente questa potenzialità produttiva alimentare è un delitto che dovrebbe gridare vendetta a ogni coscienza». 
Fabio Tomei, per il Carp, Coordinamento ambientalista rifiuti Piemonte, ha nuovamente  invocato «un incontro pubblico organizzato dalla giunta», richiesto già un anno fa, per discutere dei tanti punti ancora oscuri del progetto: «Chi verrà a installarsi ad Agognate, dopo che l’unica proposta semi-ufficiale della multinazionale della distribuzione è sfumata? Dove sta l’interesse pubblico di questa mega-operazione, quanti e quali nuovi posti di lavoro sono previsti? Quale sarà l’impatto sull’ambiente e sulla salute pubblica? Non sarà una cattedrale nel deserto, visto che di capannoni vuoti ce ne sono a iosa non solo a Sant’Agabio, ma anche nella stessa Agognate, a Romentino e a San Pietro Mosezzo?». 

mercoledì 26 marzo 2014

Ai cittadini di Omegna

Ai cittadini di Omegna 
  Invito ad incontro pubblico. Giovedì 27 marzo, ore 21.oo, Circolo Arci F. Ferraris Omegna

In questi quattro anni il Piemonte ha dovuto assistere, suo malgrado, ai continui fallimenti dell’Amministrazione regionale di centrodestra e al suo più totale disinteresse nei confronti delle reali esigenze dei cittadini. Sono state compiute scelte sbagliate e spesso dannose per la nostra regione in molti ambiti, tra i quali la Sanità, le Politiche sociali, lo Sviluppo, il Trasporto Pubblico Locale, l’Università e la Cultura.
In questi quattro anni il Gruppo consiliare regionale del PD non soltanto ha svolto un ruolo di opposizione, ma ha anche elaborato proposte concrete per il futuro del Piemonte.

Per approfondire questi temi, Le rivolgiamo l’invito a partecipare all’incontro pubblico che si terrà Giovedì 27 marzo, ore 21.oo, Circolo Arci F. Ferraris Omegna.
Saranno presenti, con me, il segretario provinciale del PD Antonella Trapani ed il sindaco di Omegna Maria Adelaide Mellano. Nella speranza che vorrà accogliere l’invito, inviamo i più cordiali saluti
Il Presidente del gruppo Regionale PD
Aldo Reschigna

Partito Democratico 
Coordinamento provinciale VCO
Via Roma 24, 28921 Verbania
Tel. 0323 401272
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giovedì 6 marzo 2014

Piemonte al passo !

Mentre il paese guarda avanti e arranca, Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli sono agganciate saldamente all’Europa. Sanno orientare i fondi, formano i giovani, studiano, programmano. Sono sistemi «al passo».   Il quadro di valutazione sull’Innovazione pubblicato ieri dalla Commissione Ue rileva che l’Europa sta colmando il divario con Usa e Giappone, ma le differenze sul piano della resa innovativa tra gli stati restano considerevoli e si riducono lentamente. 
... sulla mappa sono le tre regioni in verde chiaro («al passo coi leader») nella penisola tutta gialla («innovatrice moderata»), degli avanguardisti dello sviluppo, piemontesi, emiliano-romagnoli, friulani. I primi sono nel gruppo vicino ai migliori da almeno quattro anni, gli altri sono appena arrivati. Vero è che il Mezzogiorno sta recuperando ed è ora al livello della Lombardia. Però, nell’insieme, viene fuori che l’Italia veste una livrea da leopardo con solo tre macchie innovative. «In Piemonte  c’è un tessuto industriale forte che ha permesso di resistere meglio alla crisi rispetto ad altre realtà nazionali». A suo avviso, «la presenza della Fiat è stata importante come tutto il sistema delle piccole imprese, hanno fatto la differenza mentre il Paese faticava». La regione sabauda è in effetti la migliore a livello nazionale per l’innovazione del business, per la capacità delle piccole imprese di evolversi con progetti fatti in casa e la dote di saper introdurre i processi. E’ regina, infine, anche per la qualità della manodopera ad alta specializzazione.  da La Stampa To
Finalmente una bella notizia Speriamo che anche il VCO piuttosto in crisi si riprenda e raggiunga il meglio della sua regione al top !

sabato 1 marzo 2014

Concorso Giovani Collezionisti


CONCORSO
GIOVANI COLLEZIONISTI 2014
Per under 28 residenti in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
SCADENZA prorogata al 30 marzo 2014

Parte la Terza Edizione del concorso Giovani Collezionisti che grazie al sostegno di Banca Regionale Europea intende premiare le migliori collezioni dei giovani residenti in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
Perché si colleziona? Come nasce l’idea di formare raccolte? Quali sono le relazioni tra gli oggetti della collezione e il progetto del collezionista? In che modo e perché le collezioni, da fatto privato, si trasformano spesso in patrimonio pubblico?
Queste le domande che stanno alla base del concorso ideato da Palazzo Madama e sostenuto da Banca Regionale Europea. Il patrimonio del Museo raccoglie opere d’arte dal medioevo all’epoca barocca e si è costituito, fin dal 1863, grazie all’acquisto o al dono di singole opere e di intere collezioni, radunate da esperti o da semplici cittadini animati da curiosità, intuito e passione.
Collezionare significa spesso cercare qualcosa dentro di sé e nel mondo che ci circonda, costruire un ordine fantastico per i propri sogni e per i propri pensieri, organizzarli meglio, esplorare nuovi campi di relazione, scoprire rapporti nascosti tra le cose che ci circondano e dentro l’esperienza quotidiana della nostra vita. Altrettanto spesso, le collezioni interagiscono con il tempo, fissando momenti particolari di vita e di storia, sottraendoli al ritmo naturale del decadimento e della perdita e consegnandoli così al flusso profondo del ricordo e della memoria.
Fin da bambini ci comportiamo in fondo come dei curatori museali, osservando, scegliendo, conservando, selezionando, scambiando, mostrando ad altri. Questo bisogno di controllare il mondo ed in un certo modo di comprenderlo e di significarlo ci accompagna lungo il corso della vita.
L’attenzione a questo iniziale rapire dal mondo attraverso il possesso si posiziona prima o in contemporanea al vero gusto del collezionare, altro passaggio presente nella vita di ogni bambino.  Che cosa collezionano i bambini, i giovani e gli adulti? Di tutto, e tutto assume la veste di brandelli di mondo scelti, posseduti per conoscerlo meglio e imparare a orientarsi. 
Alla sera, in un angolo della casa, queste prime collezioni improprie prendono vita e si articolano in serie, semplicemente riguardandole o giustapponendole, o anche dimenticandole là dove erano state lasciate. In questo riflettere e selezionare, in questo racchiudere in un altro luogo osservando in modo nuovo, in questo estrapolare dal flusso della realtà si può già intravedere il gesto del museo.  Le collezioni vivono del principio della serialità, del tentativo di completare un insieme che si vorrebbe finito; si aggiunge un tassello alla volta mentre si cerca pazientemente di ricomporre un puzzle.
Nel collezionare entrano in gioco varie azioni: possedere, contare, ammirare, studiare, conoscere, collegare, completare, - solo per citarne alcune - ma è proprio nell’unire categorie di oggetti posizionandoli in insiemi significativi che si colloca la specificità di questa molteplicità di atti. Questi insiemi, che trasformano il singolo oggetto in segno, sviluppano un discorso che diventa simbolico, estetico, culturale e che conduce strettamente ad una prima riflessione sulla funzione stessa del museo.

 “Giovani Collezionisti” intende promuovere ed esplorare il fenomeno del collezionismo, analizzarne i meccanismi e gli obiettivi per meglio comprendere le collezioni del passato e per trovarne il senso vitale nella società di oggi, creando una nuova rete di contatti tra le collezioni storiche del Museo e il mondo del presente. 

 “Giovani Collezionisti” ha lo scopo di valorizzare il collezionismo privato dei giovani under 28 residenti in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, valutandolo e premiandolo non per il valore commerciale degli oggetti, ma per la cura, la coerenza e l’originalità del progetto.

 La Commissione di valutazione selezionerà a proprio insindacabile giudizio, le migliori tre raccolte, che riceveranno un premio in denaro offerto da Banca Regionale Europea.
In palio 500 euro per ognuno dei primi classificati nelle tre categorie:
Junior (7-12 anni) nati dal 1 gennaio 2002 al 31 dicembre 2007    
Teen  (13 - 17 anni) nati dal 1 gennaio 2001 al 31 dicembre 1997    
Friends  (18 - 28 anni) nati dal 1 gennaio 1996 al 31 dicembre 1986    

Scadenza: 30 marzo 2014. La partecipazione è gratuita
sito palazzo madama torino 

venerdì 21 febbraio 2014

Montagne innevate

Due domeniche fa sono andata a Torino a vedere alla Gam la mostra di Renoir Era una bellissima giornata di sole e dall'autostrada ho ripreso la pianura Padana, con le sue fattorie ed i terreni non ancora coltivati, con lo sfondo delle montagne piemontesi tutte innevate ed un cielo azzurro quasi primaverile 

domenica 2 febbraio 2014

Prima del Bilancio, in Regione passa il Vitalizio dei Consiglieri !

L'altro giorno, o per meglio dire, l'altra notte, prima di mezzanotte, dopo un braccio di ferro di dieci ore, maggioranza e minoranza hanno trovato il modo di evitare la seduta notturna del Consiglio regionale, di approvare il bilancio 2014 con i soli voti del centrodestra e di evitare la paralisi amministrativa.
L’assessore al Bilancio Gilberto Pichetto ha  aperto la porta ad un «lodo» che, in parte, ha accolto le richieste del Pd.
Pichetto, con il presidente Roberto Cota, arrivato a Palazzo Lascaris in tarda serata, ha  trovato risorse aggiuntive che permetteranno di finanziare con 7 milioni in più la spesa sociale ( anche se i democratici ne avevano chiesti 14 in effetti) impegnandosi ad aggiungere altri 5 milioni nel bilancio di assestamento. 
Ma il centrodestra ha però trovato anche il tempo di approvare un emendamento, presentato da Fratelli d’Italia , che modificherà il regime dei vitalizi dei consiglieri.
Perché?
Perché « in questo periodo di incertezza sul futuro ci sono dei colleghi che probabilmente preferiscono veder garantiti con assoluta certezza i contributi che hanno versato», ha spiegato Daniele Cantore, capogruppo del Ncd, ma  «non si trattava di un atto indifferibile e urgente»  .
Cantore e Mario Carossa della Lega Nord non hanno firmato l’emendamento perché « era il momento meno opportuno per fare questa discussione » e « per una questione di metodo, più che di merito. Un tema del genere andava affrontato nell’ambito di un tavolo più ampio » , ha spiegato  Carossa.
 Le preoccupazioni dei due capigruppo  sono legate all’inchiesta penale su Rimborsopoli,  a quella della Corte dei Conti che potrebbe chiedere il risarcimento delle spese pazze ed ai timori di una riforma complessiva che possa avere effetti retroattivi da parte della nuova assemblea regionale, dove gli eletti non avranno più diritto al vitalizio. 
Di fronte di questa incertezza molti consiglieri hanno espresso l’intenzione di prendere subito il contante, senza interessi e rivalutazione monetaria, piuttosto che aspettare la pensione.
Viene introdotta anche la possibilità di rinunciare al vitalizio riscattando però tutti i contributi versati e non solo più quelli dell’ultima legislatura.
Ha votato  un pezzo di maggioranza mentre i consiglieri del Nuovo centrodestra e alcuni leghisti contrari hanno garantito il numero legale contro il centrosinistra
 
 Il Pd ha ironizzato naturalmente : « Le urgenze del Piemonte sono altre ».
Anche il presidente del Consiglio, Valerio Cattaneo, avrebbe preferito soprassedere perché, anche se  convinto che in prospettiva le nuove regole portino un risparmio alla Regione, ritiene che  « sarebbe preferibile una proposta organica sul tema dei vitalizi ». Una proposta « che tenga conto di alcuni aspetti fondamentali: l’introduzione del divieto di cumulo tra vitalizi regionali, parlamentari ed europei, o un tetto massimo percepibile che non possa essere superiore all’indennità di chi è in servizio. Si potrebbe anche pensare a un contributo di solidarietà per un triennio e la pubblicazione sul sito Internet dei vitalizi percepiti».
 Ma ieri  Roberto Cota, intervenuto ieri al presidio organizzato dalla Lega Nord in piazza Castello a Torino  per il «reduction day» ha dichiarato che  «Si tratta di una norma neutra, se non fonte di risparmio per la Regione. Semmai, si può discutere l’opportunità di inserirla nel dibattito sulla Finanziaria» , per ribattere alle accuse del centrosinistra e documentare  «i 30 milioni risparmiati grazie a una serie di interventi mai fatti prima in Regione».

venerdì 27 dicembre 2013

Unici - Roberto Bolle

Ieri sera alle 21.10 su Rai2 è andata in onda una nuova puntata di “Unici”, un programma scritto e diretto da Giorgio Verdelli, dedicata alla star mondiale della danza Roberto Bolle che   ha raccontato la sua storia e il suo percorso artistico di ballerino di danza classica, étoile dei due mondi, alternando le parole dello stesso ballerino raccolte a New York e i filmati di sue celebri performance al Teatro alla Scala di Milano e alle Terme di Caracalla a Roma a quelle di  tanti volti noti nazionali e internazionali : Fiorello, Raffaella Carrà, Stefano Accorsi, Massimo Bernardini, Fabio Capello, Andrea Bocelli, Michael Stipe, fondatore e cantante dei REM, e i registi Baz Luhrman e Bob Wilson.
Roberto Bolle è nato a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria , il 26 marzo 1975 ed è entrato a soli dodici anni alla scuola di ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala, dove fu notato da Rudolf Nureyev , che lo volle nel ruolo di Tadzio nell’opera Morte a Venezia. 
"Ballo da sempre, tutto qui. A 4 anni, il sabato sera, c’era Fantastico e io ballavo davanti al televisore. A 7, ho visto quello che stava imparando una compagna a scuola di danza, e ho chiesto di essere iscritto anche io. Il primo impatto non mi è piaciuto – ero abituato a muovermi liberamente e invece lì erano regole e schematismi – ma pian piano mi sono innamorato dei movimenti, della forma mentale. Oggi, nell’era dei talent, la danza va di moda anche tra i maschi, all’epoca ero solo, ma non ci sono stati con gli amici momenti di imbarazzo alla Billy Elliot, perché quello era un momento della mia giornata che non si intersecava con gli altri: andavo a scuola, andavo ai boy scout, andavo a ballare. "
Dal 1999 è  "Ambasciatore di buona volontà" per l'UNICEF per la quale partecipa a una serie numerosa e significativa di iniziative, fino ad arrivare, nell'estate 2006, all'importante viaggio nel Sud del Sudan per riportare testimonianza diretta della tragica situazione in cui versano le popolazioni del luogo. 
Dal 2007, inoltre,  collabora con il FAI - Fondo Ambiente Italiano e nel marzo 2009 è stato nominato "Young Global Leader 2009" dal World Economic Forum di Davos. Dopo tanti successi colti nei teatri di tutto il mondo,  nel 2012 è stato insignito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per i meriti acquisiti verso il Paese in campo culturale.
Dal 1996 si è intensificata anche la sua carriera internazionale. 
Ha danzato con il Royal Ballet, il Balletto Nazionale Canadese, il Balletto di Stoccarda, il Balletto Nazionale Finlandese, la Staatsoper di Berlino, il Teatro dell'Opera di Vienna, la Staatsoper di Dresda, Il Teatro dell'Opera di Monaco di Baviera, il Wiesbaden Festival, l'8° e il 9° Festival Internazionale di Balletto a Tokyo, il Tokyo Ballet, l'Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, il Teatro Comunale di Firenze.
Nel giugno 2002, in occasione del Giubileo, ha danzato a Buckingham Palace al cospetto della Regina d'Inghilterra: l'evento è stato ripreso in diretta dalla BBC e trasmesso in tutti i paesi del Commonwealth.
Il 1° Aprile 2004 ha ballato al cospetto di Sua Santità Giovanni Paolo II sul sagrato di Piazza San Pietro, in occasione della giornata della Gioventù.
Nel 2008 ha portato con enorme successo il suo Gala "Roberto Bolle and Friends" in luoghi finora mai toccati dalla danza: il sagrato del Duomo di Milano e piazza Plebiscito di Napoli. 
Nel 2010 il Gala Roberto Bolle and Friends è arrivato in Piazza San Marco a Venezia e nel 2012  all'Arena di Verona, riunendo un pubblico di quasi 10 mila persone.
Roberto Bolle ha anche realizzato spettacoli eccezionali nella magica cornice del Colosseo di Roma, nella Valle dei Templi di Agrigento, nello spazio antistante il suggestivo Tempio della Concordia ed anche nella Certosa di Capri.
Dopo il clamoroso successo di pubblico e critica riscosso al suo esordio al Met di New York nel 2007, nel 2009 è entrato ufficialmente nella stagione del Metropolitan Opera House, dove si è esibito come Principal dell'ABT - American Ballet Theatre - interpretando i balletti: Il Lago dei Cigni, Sylvia, Romeo e Giulietta e Giselle. 
Una carriera eccezionale ed unica per un ballerino di danza classica italiano Molto interessante anche come persona, semplice, umile, riservato e gentile Ecco alcuni stralci di una sua intervista al settimanale Vanity Fair . it :
«Quando ho dato le dimissioni ( dal Teatro alla Scala di Milano dove era diventato primo ballerino a soli 21 anni ), tutti – familiari, amici – mi dicevano: “Ma sei sicuro? Dopo appena due anni da Primo ballerino, non te la puoi godere un attimo?”. Poteva andare male: niente copertura degli infortuni, niente tredicesima, sei solo tu e ogni volta devi dimostrare di essere all’altezza, perché a New York ti invitano oggi e magari domani non più. Tutte le aspettative su di te, la pressione emotiva pesantissima.
«Capisco Phelps quando dice: “Smetto di nuotare, voglio una vita normale”. Conosco la frustrazione di avere così poco tempo per le altre cose che ami – il cinema, una serata con gli amici –, di doverti allenare tutti i giorni della vita, perché a certi livelli di atletismo bastano due giorni di stop per accorgerti che hai perso terreno, e allora io un po’ di esercizi quotidiani li devo fare anche nell’unica pausa che mi prendo d’estate, altrimenti so già quanto sarà doloroso il rientro».
«Fuori dal palcoscenico, quando il teatro si svuota, inizia un’altra parte della mia vita, che non desidero mettere in mostra. È uno spazio esiguo ma vitale, perché è la sorgente da cui attingo energie preziose, indispensabili. All’artista e all’uomo».
La danza mi ha migliorato anche come persona. Ho sempre ballato meglio in scena che durante le prove perché il contatto con il pubblico e la “corazza” del personaggio mi permettono di lasciarmi andare, di vivere e comunicare emozioni, di non essere trattenuto e timido come per natura sono. È stato terapeutico, mi ha dato la possibilità di esprimere cose che ancora fatico a tirare fuori, ed è un lavoro in corso. Perché mi pesa dire di no o fare una critica, ho paura di ferire, e troppo spesso subisco in silenzio le situazioni a cui dovrei ribellarmi. E poi, in famiglia siamo abituati a un certo riserbo nel comunicare i sentimenti. L’affetto c’è ed è sincero, ma a volte le cose bisogna anche dirle. Fatico a dire ai miei “ti voglio bene”, so che lo sanno ma dirlo è importante. Voglio imparare a dirlo di più».
Io ho avuto la possibilità di vederlo danzare alla Scala alcuni anni fa: lo ricordo molto alto, con quel fisico scolpito e molto bravo Anche se mi erano piaciuti  molto anche i giovani étoile della Scala che erano sul palcoscenico in altre parti nelle stesse sue serate...
Il suo sito ufficiale è qui 

domenica 22 dicembre 2013

Quando si dimetteranno ?

   Dopo l'inchiesta sui rimborsi facili per i consiglieri regionali del Piemonte, chiamata anche Rimborsopoli,  il presidente dell'Aula,Valerio Cattaneo, il 20 dicembre,  a margine della conferenza di fine anno del Consiglio regionale, ha parlato della possibilità  di dimettersi. ''Vedremo, non lo escludo, non sono particolarmente attaccato alla poltrona''.
L'inchiesta sui rimborsi facili ha coinvolto fino ad ora 43 dei 60 consiglieri regionali ai quali nei giorni scorsi è giunta la notizia di chiusura di indagine da parte della Procura di Torino.
''L'istituzione va preservata - ha detto Cattaneo - e non è  in discussione. Ci sono inchieste in corso e non riguardano soltanto la nostra regione. Detto questo la politica sotto il profilo etico e morale dovrebbe chiedere scusa, bisognava autoriformarsi prima''
Belle parole ma quando si dimetteranno ? Io penso mai
Infatti proprio oggi sulla pagina di Torino de la stampa c'era un articolo in cui altri politici esclamavano, " indignati", che Cattaneo aveva parlato a titolo personale e che loro non si sarebbero di certo dimessi !!!
Si avvicina Natale e tutto dovremmo essere più buoni e compassionevoli ma io sinceramente provo il fortissimo desiderio di ... dar loro un bel calcione
Chissà se almeno così  capirebbero che ne abbiamo fin sopra i capelli dei loro loschi affari e delle loro disgustose spese pazze fatte con i  soldi pubblici  e si toglierebbero di torno una volta per tutte ???

mercoledì 18 dicembre 2013

Cota a Casa

Invito ad incontro pubblico
Cota a Casa
Giovedi' 19 dicembre 2013, alle ore 21   a Casale Corte Cerro presso il centro culturale “il Cerro” (via 25 Aprile).
Partecipano Aldo Reschigna capogruppo regionale, Gianfranco Morgando segretario regionale, Antonella Trapani segretario provinciale e l’On. Enrico Borghi.

A tre anni e mezzo dall’insediamento alla guida del Piemonte del leghista Roberto Cota, emergono in tutta la loro evidenza i pessimi risultati del suo governo e dell’azione del centrodestra. 
 Non solo non sono state mantenute le grandi promesse della campagna elettorale, ma il Piemonte è andato indietro rispetto a quattro anni fa.
Nella sanità si sono susseguiti tre assessori con risultati lampanti: i servizi si sono ridotti, le liste di attesa allungate, le strutture non sono state ammodernate. Nonostante lo sforzo di medici e infermieri, la sanità piemontese è peggiorata.
Nel trasporto pubblico locale la Giunta Cota ha tagliato le linee e aumentato le tariffe, con pesanti problemi per i pendolari.
Nel welfare non ha fatto meglio: ha tagliato i servizi assistenziali, messo in campo meno risorse per i comuni e le famiglie, per la casa e il lavoro, ha aumentato le tariffe per i non autosufficienti.
Di fronte a questo pessimo risultato, non c’è che una soluzione: Cota deve andare a casa. Si dimetta – e con lui tutto il centrodestra – e si torni al voto, se si vuole un governo capace per la nostra Regione. Un impegno che il Partito Democratico è in grado di assumersi.
Inoltre, in queste settimane, la giustizia ha stabilito che le elezioni regionali si sono svolte al di fuori della legge. Il presidente Cota ha mentito ai magistrati ed al Piemonte.
Sono queste le ragioni per cui chiediamo lo scioglimento del consiglio regionale e nuove elezioni.
Cordiali saluti,
Segreteria
Partito Democratico
Coordinamento provinciale VCO
Via Roma 24, 28921 Verbania
Tel. 0323 401272
web:
www.partitodemocratico.vb.it
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giovedì 28 novembre 2013

Dimissioni dalle cariche istituzionali

La crisi in Regione  Piemonte è decisamente peggiorata  
Da La Stampa To :  "  Il Pd accelera l’iter per le dimissioni di massa dei consiglieri regionali. Da domani gli eletti democratici che ricoprono cariche istituzionali a partire dalla vicepresidenza del Consiglio regionale fino ai presidenti e vicepresidenti delle commissioni consiliari consegneranno la lettera con cui rimettono il loro mandato. 
I consiglieri, poi, si dimetteranno alla fine di febbraio dopo aver approvato bilancio e la programmazione dei fondi comunitari. E’ questa la proposta che il segretario Gianfranco Morgando e il capogruppo Aldo Reschigna hanno illustrato ai segretari e capigruppo dei partiti del centrosinistra per capire se è possibile raggiungere una posizione comune. VIa libera dall’Udc, come spiega il segretario Balagna: «Non c’è altra strada che tornare alla urne e dare la voce ai piemontesi».
Anche Sel (Sinistra ecologia e libertà) si dice d’accordo e la capogruppo Monica Cerutti annuncia: «Questa legislatura è arrivata al capolinea».  "
 

mercoledì 27 novembre 2013

Spettacolo indecoroso !

" Questa mattina per alcuni, interminabili minuti, il Consiglio regionale si è trasformato in un ring: urla, insulti, spintoni, strattoni, placcaggi, e una serie di “prese” che ricordavano molto da vicino quelle degli incontri di Wrestling americano.
Cronaca di una seduta da dimenticare, ammesso che sia possibile: inaugurata dalle comunicazioni del presidente Roberto Cota, il governatore ha rinviato a sorpresa la partenza per la missione imprenditoriale in Giappone, e finita a botte. L’innesco è stato l’intervento in Aula di Mercedes Bresso - l’ultimo in ordine di tempo, e di fatto - apostrofata in malo modo da Franco Maria Botta, Fratelli d’Italia, e difesa dal capogruppo del Pd Aldo Reschigna. Con Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio in quota Pd, nel ruolo di paciere. È finita con Placido e Botta rovinati a terra sotto gli occhi sgranati del presidente del Consiglio Valerio Cattaneo, degli altri consiglieri, dei giornalisti e dello stesso Cota, sconfortato da una scena che certamente non giova all’immagine della Regione in una fase così delicata 
È lo stesso Botta - ex-democristiano e capogruppo dei Fratelli d’Italia - che qualche minuto prima aveva attaccato la magistratura per le fughe di notizie relative alle indagini, bollando i giornalisti come “topi di fogna”.
Nel mirino del governatore, comparso in Aula senza preavviso, “la violenta campagna diffamatoria” contro la Regione. Cota ha ricordato l’esistenza di tre gradi di giudizio e la presunzione di innocenza, per sè stesso e per tutti i consiglieri coinvolti nell’inchiesta sui rimborsi, ribadendo il proposito di andare avanti: “Non c’è alcuna delegittimazione per chi guida il Piemonte”. E ancora: “Giusto che la magistratura indaghi, ma è altrettanto giusto che noi si continui a lavorare”.
Parole nette, applaudite da una maggioranza di governo che mai come in questo momento si sente sotto attacco, vittima di un complotto giudiziario, politico e mediatico. Concetti ribaditi nei vari interventi dagli esponenti di Lega Nord e centrodestra, mentre l’opposizione ha insistito sulla necessità di porre fine a una legislatura “ormai impotente e ampiamente delegittimata di fronte ai piemontesi”. 
È andata avanti così fino a quando si è arrivati allo scontro finale: uno scontro fisico che, per gravità, non ha precedenti a Palazzo Lascaris. “Botta è un essere umano, è un essere umano! - ha tuonato dal suo scranno Luca Pedrale, ex-capogruppo Pdl ora passato con Forza Italia , assistendo ai tentativi di trattenere la furia di Botta -. Non è un animale, non potete trattarlo così!”. “Non interverrò più in questa assemblea - ha annunciato Bresso, visibilmente provata dall’accaduto -. Non se lo merita perchè globalmente non ha fatto nulla. È la mia testimonianza finale”.
Scena indecorosa. Solo per un caso è sfuggita ai bambini della scuola elementare Michele Lessona, presenti in Aula fino a pochi minuti prima per assistere alla seduta e imparare come la politica governa o dovrebbe governare i problemi del territorio. “Oggi c’era Consiglio, ho ritenuto importante onorare questa assemblea», aveva esordito il governatore nel suo intervento. Un’assemblea che ieri si è disonorata da sola. " da La Stampa To
Questa  è la cronaca di ciò che è successo ieri in Regione
Non ci sono parole per commentare  ...  Dovrebbero solo vergognarsi ed andarsene tutti quanti!